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23

Feb

Caso Reuters vs Goria: il diritto al retweet

Il giornalista italiano di Linkiesta, Fabrizio Goria, è stato chiamato in causa dall’agenzia di stampa Thomson Reuters e minacciato di provvedimenti legali poiché rilanciava tweet riservati agli abbonati a Reuters. Infatti Goria, attraverso il proprio account twitter che registra circa 15 mila followers, riprende e divulga notizie di carattere economico-finanziario prese non solo da Reuters ma da altre importanti testate internazionali quali Bloomberg, Dow Jones e Les Echo.

In seguito alle prime accuse di concorrenza sleale e furto di contenuti, l’agenzia stampa si è ritrovata a dover ritrattare e porgere le proprie scuse al giornalista italiano, che ha ricevuto l’appoggio peraltro dagli stessi giornalisti dell’agenzia. Non sussiste infatti, legalmente, motivo per proseguire e portare la questione in tribunale, poiché in questo caso non vengono violati diritti. Il sospetto di Reuters nasceva dalla tempistica con cui Goria riportava le notizie, che sembrava inferiore al limite concesso (di 16 ore), e dal fatto che i retweet sembravano molto assidui, ed è legale riportare solo fino a una certa percentuale di notizie, limite rispettato dal giornalista.

Tuttavia, la questione ha alzato un gran polverone per quanto riguarda la legge in materia di giornalismo online. Infatti, al momento non sussistono norme precise che regolamentino soprattutto il microblogging, e ci si deve basare su leggi vecchie e ormai datate, che andrebbero almeno aggiornate.

Mentre i governi pensano a risolvere anche questo problema, suggeriamo di non esagerare nei retweet di news da agenzie di stampa. Per la serie: meglio prevenire che curare!

P.

03

Feb

Twitter e la censura…Parte II

A seguito dell’acceso dibattito su scala mondiale sollevato dalla questione dei nuovi metodi di censura adottati da Twitter, è arrivata una prima risposta ufficiale da Dick Costolo, CEO della società di microblogging. Costolo ha infatti dichiarato che il provvedimento mira verso un’evoluzione del sito. Come già anticipato, permettendo una censura selettiva la nuova politica infatti eviterà la censura globale di un messaggio solo perché contrario alle leggi di un paese, permettendo al tempo stesso di rispettare tali regolamenti nazionali. Sembra essere la soluzione ideale, compromesso tra legge e libertà d’espressione, tuttavia restano aperti importanti quesiti. A partire da quale tipo di tweet possono essere censurati e secondo quali principi, fino ad arrivare al dubbio: se twitto qualcosa di scomodo, posso essere perseguito legalmente anche se realmente il mio messaggio non arriva poiché censurato? I dubbi rimangono e la questione resta ancora aperta.

Qui potete leggere la prima parte.

P.

31

Gen

Twitter e la censura…selettiva!

Il sito di microblogging più famoso del mondo è di nuovo al centro della bufera per aver annunciato significativi cambiamenti nella propria politica censoria. Twitter seguirà infatti l’esempio di Google applicando un metodo di censura selettiva sui messaggi postati dagli utenti di tutto il mondo: se il tweet contiene una parola, espressione o frase contraria ai principi di un paese, verrà censurato in quello stesso paese, ma non in altri, come avveniva in precedenza. La notizia ha suscitato immediati dibattiti, in rete e non. Se da un lato c’è chi lo vede come un progresso (finora l’unico modo per censurare un messaggio era eliminarlo da twitter, quindi nasconderlo al mondo intero) dall’altro c’è chi ancora ha dei dubbi sul provvedimento e chi pensa addirittura ad uno sciopero del web. Le cause? Poca chiarezza sui metodi di censura e sui suoi limiti. 

Non ci resta che aspettare e giudicare se è solo un altro modo per mettere a tacere voci scomode o se il microblogging riuscirà di nuovo a garantire la libertà di espressione offerta dal web.

Intanto, attenzione a ciò che twittate!

P.

16

Dic

Candidati al Pulitzer con un Tweet!

Il mondo del giornalismo non più ignorare l’importanza dei nuovi social media, tanto che entreranno in lizza nelle categorie del premio Pulitzer. Dieci anni fa ci si apriva alla televisione, ora al web e soprattutto al social network. Le “Breaking news” hanno cambiato volto.. Non sono più trasmesse con i tradizionali metodi televisivi o cartacei, ma in 140 caratteri, in un post o in un breve aggiornamento su Facebook o Google+. 

Twitter e il microblogging sono ormai lo strumento più utilizzato per comunicare a livello mondiale le notizie dell’ultim’ora, in in tempo reale (in termini tecnici si parla infatti di “Real time coverage”). E i classici tg, con le loro edizioni speciali nei casi più eclatanti, risultano ormai datati, scaduti. La notizia è già arrivata!

E’ un giornalismo rapido, incisivo, e soprattutto che arriva dal basso, dal popolo di internauti iscritti al social network, da tutti noi insomma. Un “citizen journalism” che fa di ogni utente un possibile candidato al premio più prestigioso della categoria giornalistica, ma lo rende anche responsabile di ciò che viene comunicato sulla rete.

E allora coraggio, provvedete a diffondere notizie (vere possibilmente!) e chissà che il prossimo vincitore del premio Pulitzer non siate proprio voi! 

P.